È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago se questa è lievemente oliata. — Kehlog Albran

Sala Autopsia

Benvenuti.. State per essere vivisezionati

Complimenti a questi signori!!!

maggio 11th, 2009 by Alessio

Da un pò di tempo sto leggendo un interessante giornale quotidiano gratuito. Non si trova sempre in giro, e non per questo non mi perdo di leggerlo On-line (sito internet http://www.DNews.eu)
Proprio oggi ho trovato un interessante articolo che dopo vi riporterò fedelmente.

E’ un argomento di cui avevo già sentito parlare e di cui rimasi un pò stupito, perchè non pensavo succedesse in Italia.
Se Prodi aveva trovato una soluzione, l’attuale Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, ha fatto la grande mossa!!!
Io non so come certe cose vengano partorite nella mente di un uomo, o di più uomini, fatto sta che questa cosa l’hanno già fatta!
Quindi non perdete neanche una parola di questo bellissimo articolo, naturalmente firmato da una donna!!!

 

LA CRISI RILANCIA “LA MODA”
E PER LAVORARE ORA SI FIRMA
ANCHE IL VERBALE DI CONCILIAZIONE

E le aziende riscoprono le dimissioni in bianco
La normativa approvata dal governo Prodi per evitare i soprusi del datore di lavoro è stata infatti abolita.
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Michela Giachetta
Roma

«Se vuole il lavoro, firmi». Il contratto di assunzione, certo. Ma anche le cosiddette dimissioni in bianco, senza data, da tirare fuori dal cassetto appena il lavoratore, per qualsiasi motivo, risulta un peso per l’azienda. E per non farsi mancare nulla, ora spunta il verbale di conciliazione. Anche quello da firmare al momento dell’assunzione, per evitare grane in futuro, nel caso in cui la donna fosse costretta a lasciare l’impresa e a questa volesse fare causa. Ecco il lavoro ai tempi della crisi. Ecco cosa succede un anno dopo l’abolizione della legge 188 pensata per mettere un freno alle dimissioni in bianco. Fenomeno sommerso, difficile da provare. Ma non per questo inesistente, anzi. Secondo un rapporto dell’Ufficio vertenze della Cgil ogni anno almeno 1800 donne chiedono assistenza legale perché costrette a firmare dimissioni in bianco. È il dato ufficiale, ma non rispecchia la realtà. La realtà ha cifre di gran lunga superiori. L’Acli quantifica che almeno una dimissione su 4 legata alla maternità è falsa.

Come funziona
Il meccanismo è semplice: la donna firma l’assunzione e le dimissioni in bianco. Alla neo assunta si fa scrivere di proprio pugno anche la raccomandata, visto che la legge prevede quella modalità per informare il datore di lavoro della propria decisione.
E se l’indirizzo è scritto da chi viene di fatto licenziato, è difficile provare che l’azienda ha spinto per le dimissioni. Una pratica che viene utilizzata da alcuni datori di lavoro per consentire un licenziamento agevole in caso di maternità, ma anche per conseguire alcuni vantaggi fiscali (ad esempio, per sgravare l’impresa dal pagamento dei periodidi assenza del lavoratore per eventi imprevisti quali infortuni o malattia). La stragrande maggioranza dei casi riguarda però,come è facilmente intuibile,  soprattutto le donne. Proprio per far fronte a questo problema il governo Prodi ha emanato la legge 188, con la quale si prevedeva che le dimissioni volontarie dovevano essere date soltanto su moduli informatici numerati progressivamente.

Quei moduli avevano validità di quindici giorni dalla data di emissione. Nel giugno del 2008 quella legge, entrata in vigore pochi mesi prima, è stata abrogata dall’attuale Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Tutto come prima, quindi? Possibilmente anche peggio. Alla Cgil sono arrivate denunce da parte di alcune donne cheraccontano come al momento dell’assunzione siano state costrette a firmare anche un verbale di conciliazione. Con quel documento diventa di fatto impossibile anche intentare causa.

E ora spunta il mobbing
Un altro aspetto che sta assumendo le dimensioni del dramma riguarda il mobbing. Chiamatelo, se volete, pressing psicologico. Il 30% delle donne che decidono di avere un figlio ha problemi sul lavoro o viene declassata. Fino al primo anno di vita del bambino, in Italia esiste il divieto di licenziamento. Ma già in quella fase scatta il pressing psicologico. «Spesso accade che le donne siano retrocesse di ruolo: si pensa che avendo un bambino i ritmi non potranno più essere gli stessi – spiega Daniela Cordoni, dell’Ufficio Vertenze Roma Sud –Il datore di lavoro in pratica mette i bastoni fra le ruote alla permanenza in azienda delle donne con figli. Capita poi che il carico da undici lo metta il marito. Che non regge ai ritmi di vita stravolti. Se ci sono figli avere una donna a casa pare convenga a tutti. Al papà che non è più costretta a fare i turni per andare a prendere il figlio all’asilo. E all’azienda che non deve più usufruire di una persona che pretende giustamente di avere i diritti che le spettano.

 

Spero che tutte le donne possano leggere quest’articolo e che facciano sentire anche la loro voce al riguardo.
Forse il Ministro (o la Ministra) delle Pari Opportunità dovrebbe fare qualcosa, questa è davvero una pratica “infame” che Uomini senza scrupoli utilizzano per fini detestabili.

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