Vi riporto alcune notizie che ho letto sul sito UAAR sezione Ultimissime, che potete leggere anche nella colonna di sinistra.
La prima oramai è talmente scontata da non costituire più scandalo. Siamo proprio abituati a questo genere di notizie:
Germania, scoppia scandalo per abusi sessuali in scuole di preti
“La Repubblica” dà notizia di uno scandalo che è esploso in Germania e che ha coinvolto alcune tra le più prestigiose scuole superiori cattoliche. Per anni, in questi istituti gestiti da sacerdoti in varie città della Germania, decine di studenti sono stati costretti a subire violenze sessuali da parte di preti, insegnati e organisti. Il sospetto che si fa strada è che i responsabili delle scuole e i loro superiori, esponenti del clero, avessero ricevuto notizie di certi abusi ma che abbiano preferito non divulgare certe notizie. Si segnalano anche pagamenti di indennizzi per garantirsi il silenzio di alcuni di coloro che avevano subito abusi e il trasferimento dei colpevoli in altri luoghi, da parte delle diocesi, senza che venissero però denunciati alla giustizia.
Lo scorso dicembre, dopo alcune testimonianze di ex studenti, il caso è montato ed è stato ripreso da varie testate, dando un ulteriore colpo alla credibilità della Chiesa in Germania.
La seconda notizia riguarda una notizia che diversi giorni fa circolava in rete, ma ecco spiegata la bufala
Religiosità rallenta Alzheimer? La bufala corre sul web
Verso la fine di gennaio è stata diffusa la notizia di uno studio, condotto dall’Università di Padova su 64 pazienti e pubblicato sulla rivista Current Alzheimer Research, secondo il quale la religiosità rallenterebbe la progressione dell’Alzheimer. In particolare, il gruppo di pazienti con “basso livello di religiosità” avrebbe avuto una perdita delle capacità cognitive del 10% in più rispetto agli altri con un livello di religiosità più alto. Uno degli studiosi che ha condotto i testi, il professor Enzo Manzato, ha affermato non solo che – prevedibilmente – “gli stimoli sensoriali provenienti da una normale vita sociale rallentano il decadimento cognitivo”, ma ha aggiunto che “sembra essere proprio la religiosità interiore quella in grado di rallentare la perdita cognitiva”. Intervistato in merito, Manzato aveva persino affermato che: “Non si tratta quindi di una ritualità cui si associano determinati comportamenti sociali, bensì di una vera e propria tendenza a ‘credere’ in una entità spirituale”.
Guido Romeo, giornalista del “Il Sole 24″, scrive sul suo blog che in realtà, leggendo il paper originale della ricerca in questione, le conclusioni sono un po’ diverse da come sono state presentate dai media, che hanno parlato di scoperta sensazionale. Per prima cosa, i ricercatori “hanno trovato un’associazione e non una correlazione” tra l’essere religiosi e la progressione più lenta dell’Alzheimer e non “un legame causale netto come invece titolato nel comunicato”. Gli autori, inoltre, “sono molto chiari e onesti nel dire che, purtroppo, non hanno gli strumenti per isolare l’importanza delle interazioni sociali nel rallentamento della malattia”, quindi ad esempio quanto incida la credenza in sè. Inoltre, lo stesso professor Manzato, che ha fatto certe dichiarazioni sui media, “non è nè ‘primo autore’, nè ‘ultimo nome’ (le posizioni solitamente riservate a chi ha effettivamente svolto la ricerca e chi l’ha supervisionata, tipicamente il capo del laboratorio), quindi forse non è il più titolato per spiegare il significato di questi studi”.
Romeo parla esplicitamente di “balla”, dato che ricercatori, al contrario di ciò che ormai è stato diffuso a livello mediatico, non hanno trovato correlazione tra livello di religiosità e progressione dell’Alzheimer.
La terza notizia riguarda invece uno scandalo presso una clinica gestita dalla Curia, ma anche questa oramai non fa più clamore!!
Serra d’Aiello (CS), scandalo alla clinica “Giovanni XXIII” gestita dalla Curia
L’indagine della Procura della Repubblica di Paola (CS) sulla scomparsa di numerosi degenti ospitati presso la clinica “Papa Giovanni XIII” di Serra d’Aiello, gestita da don Alfredo Luberto e di proprietà della Curia di Cosenza, ha assunto dei risvolti macabri. Ordinata l’apertura di parecchi loculi, sono state rinvenute bare senza nome con resti che per il momento non è possibile identificare, di quelli che si sospetta fossero ex degenti della clinica, tenuti in condizioni indegne in una struttura fatiscente. L’identificazione è resa più difficile dall’alterazione delle cartelle cliniche degli ex degenti.
“La Repubblica” scrive di “silenzio complice di chi gestiva la clinica e di chi ci lavorava” e anche “dei politici che venivano eletti con i voti dei ricoverati, tutti residenti nell’istituto”. In particolare spicca la figura di don Alfredo Luberto: noto anche nelle Ultimissime (si vedano quelle del 10 marzo, del 17 luglio e del 6 novembre 2009) e condannato a sette anni di reclusione per truffa, falso e malversazioni, intascava i lauti contributi versati dalla Regione per ogni degente e viveva nel lusso. Aggiunge inoltre “La Repubblica”, segnalando una situazione generalizzata di omertà e favoritismi, che “quasi tutti a Serra d’Aiello avevano almeno uno o due parenti che lavoravano nella clinica”, “senza specializzazioni mediche nella quasi totalità dei casi”.
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