
La ribelle e il Papa Re di Claudio Fracassi, edizione Mursia.
Dopo “L’ultimo giorno del Papa Re”, che raccontava la presa di Porta Pia, con questo libro andiamo a scoprire i fatti accaduti 3 anni prima, nel 1867 sempre in quel di Roma.
Ricordiamo che a Roma in quegli anni c’era sempre il Potere Temporale del Papa Re, Pio IX, che si avviava verso la fine.
Se qualcuno pensa che a Roma sotto il Potere del Papa le cose andassero bene, sarà meglio che legga questo e altri libri al riguardo.
Mentre nel resto dell’Europa i ceppi illuministici prendevano piede in molte corti e nazioni (vedasi Francia), a Roma la situazione era ben diversa: il Papa teneva ben stretto il suo Potere, forte del volere “Divino”.
Già 20 anni prima la situazione politica era stata compromessa, quando il povero Papa, travestivo da Prete, scappò (ricorda qualcun altro che lo fece quasi 100 anni dopo) lasciando la sua città e riparando a Gaeta.
L’anno successivo nacque così la Seconda Repubblica Romana, governata da Armellini, Mazzini e Saffi. Durò pochissimo, 5 mesi, a causa dell’intervento armato dell’Esercito Francese.
Sarà stato quel piccolo barlume di Libertà che ha spinto moltissimi Romani anni dopo a tentare di riportare la luce in quella città. Era l’anno 1867 e a Roma si preparava un colpo di Stato.
Bello leggere come veniva vista la città da turisti stranieri. E’ il caso di Goethe:
“Che si cammini o che si stia fermi, ci si presentano paesaggi d’ogni genere, palazzi e ruine, giardini e deserto, vastità ed angustie, casupole e stalle, archi di trionfo e colonne spezzate, e spesso tutte queste cose così vicine le une alle altre che si potrebbero disegnare in un solo foglio”.
Ma non era solo la città di Roma a essere messa in discussione, erano anche le sue guardie:
“A Roma li francesi erano odiati a mmorte… Ereno prepotenti; infastidivano tutte le donne, magara quelle che stavano sotto ar braccio de li mariti; quanno s’imbriacaveno, nun volevano pagà er conto all’osti, e intimoriveno cor fa li garganti e li ammazzasette..
De vendette contro li francesi da Napoleone I a Napoleone III n’ho intese ariccontà ttante che fa’ onore. La notte, certi giovinotti se vestivano da donna, ciovettaveno co’ li sordati francesi, se li mettevano sotto er braccio, e ccor un sacco de smorfie, se li portaveno sotto fiume.
Arivati lì, je davano una cortellatona in der la panza, j’attaccaveno un sasso ar collo e l’affogaveno in der Tevere” ( Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, Luigi Zanazzo).
In quegli anni lo Stato Pontificio si stava ristringendo a causa dei Referendum che stavano annettendo regioni pontificie alla nuova Italia. Diversi assetti erano cambiati e stavano cambiando. Erano importanti quindi i vari equilibri con i vari capi di stato e Pio IX lo sapeva benissimo. L’esercito Papale non era indipendente per capacità numerica, quindi doveva sempre dipendere da nazioni straniere.
Occasione di incidente diplomatico fu il caso Mortara ( ne parleremo nel prossimo libro ) che rese difficile i rapporti con la Francia.
Mortara ci porta al prossimo argomento. Gli Ebrei.
“Ogni anno, secondo l’antica tradizione, il primo giorno di carnevale, una deputazione del Ghetto doveva presentarsi in Campidoglio per dare testimonianza d’obbedienza davanti ai tre Conservatori capitolini, presieduti dal Senatore che alla fine della cerimonia faceva l’atto di allungare un calcio al rabbino. La cerimonia è stato così descritta da Gioacchino Belli:
<< Sta moral’è cché er Ghetto sano sano
Giura ubbidienza a le Leggi emmanate
Der Zenato e dder Popolo Romano.
De cuelle tre pperucche incipriate,
Er puruccone, allora, ch’é ppiù anziano
Arza una scianca e j’arisponne: “Andate”.>>
Come tutti i non battezzati gli ebrei non godevano di nessun diritto civile e politico. Secondo un editto della fine del Settecento, non potevano gestire negozi o magazzini fuori dal ghetto, nè avere servitori cristiani, nè avere con i cristiani frequentazioni quotidiane:
<<Gli Ebrei non giochino, né mangino, né bevano, né abbiano altra familiarità o conversazione con i Cristiani, né questi con essi tanto ne’ Palazzi, Case, o Vigne; che nelle strade, Ostarie, Bettole, Botteghe o altrove, e gli Osti, Bettolieri e Bottegaj non permettano la conversazione tra Cristiani ed Ebrei, sotto pena agli Ebrei di scudi dieci, e del Carcere ad arbitrio, ed a’ Cristiani di scudi dieci, e di altre corporali ad arbitrio ( Archivio della Congregazione per la Dottrina della fede, Santum Officiuum)>>
Dopo tutta questa storia, dov’è Giuditta???
Giuditta è nella Storia insieme a tutte quelle persone che hanno dato la loro vita per veder realizzare il proprio obiettivo: Roma libera!
I fratelli Cairoli, Giuditta e tutti i “patrioti romani e non” che con il loro gesto hanno tentato in tutti i modi, anche quando sapevano che non ce l’avrebbero mai fatta, di rimuovere il Potere Temporale, ormai anacronistico, dalla loro Bellissima Città.
Questa è la Storia di gente comune, che morì da Eroe.
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