
Dopo aver conosciuto il “Duke” del Jazz adesso facciamo conoscenza con il “Count“, William Basie.
Lui è nato un pò dopo, agli inizi del 1900, e prese le sue lezioni di piano dalla madre. Da ragazzo faceva dei lavoretti per i vaudevillle, e quando un giorno il pianista non arrivò in tempo, lui prese il suo posto. Fu così che imparò ad orecchio come improvvisare musica per i film muti.
Sebbene fosse bravo a suonare il piano, tentò lo stesso di fare il batterista; peccato che in quegli anni un altro giovane artista batterista, Sonny Greer, che fu il batterista di Duke per 32 anni, lo scoraggiò ad intraprendere questa strada e a rimanere al pianoforte. Anche in questo caso se siete curiosi della sua storia, vi invito a leggervela su Wikipedia.
Valutazione Iniziale: 7
L’album è molto ben fatto, non ha momenti cupi ed è molto orecchiabile. Pur non essendo un conoscitore di Jazz, ho ascoltato più volte questo album senza avere l’impressione dell’essere noioso. E per uno che non è del settore è una cosa da non sottovalutare!
Valutazione Finale: 7
Nonostante l’abbia ascoltato molte volte e sia molto scorrevole, la parte finale non è tanto apprezzabile quanto quella iniziale. L’inizio infatti è strabiliante con un pianoforte incredibile. Ha un suono, un’energia veramente ottima, che però si spegne completamente. Peccato perchè era molto promettente come album in senso unitario. Sicuramente vale però la pena di ascoltarlo, come del resto tutti quanti!
Le Tracce:
- “Kid from Red Bank – 8
- “Duet” – 7
- “After Supper” – 7
- “Flight of the Foo Birds” – 7 e 1/2
- Double-O” – 7
- “Teddy the Toad” – 6
- Whirlybird” – 7
- “Midnite Blue” – 6
- “Splanky” – 6 e 1/2
- “Fantail” – 6
- “Lil’ Darlin’” – 6 e 1/2
Anche l’incontro con il Count è stato piacevole e istruttivo. Prossimamente ci sarà l’incontro con un altro genio del Jazz.
Come sempre lo conoscerò anche io per la prima volta, ma già da quel poco che leggo, sembra un gigante!
Popularity: unranked