Tornando a casa stanotte, mi sono imbattuto per caso in una pizzeria gestita da ragazzi stranieri. Entrando ho chiesto se ci fosse della pizza, visto che sul bancone non ce n’era. Mi risponde in una lingua non meglio precisata, e ride, sapendo che non ho capito un’ “H” di quello che mi ha appena detto. Un altro ragazzo mi spiega, non nascondendo una mezza risata, che sono rimasti due pezzi di pizza. Riesce dalla cucina dopo un paio di minuti con un cartone in mano e mi dice che è per me.
Apro e ci sono due bei pezzi: una margherita e un altro con pachino e fiori. Non c’è che dire!!!
Chiedo il conto e mi dice che è gratis! Chiedo se davvero devo dare qualcosa, perchè è veramente tanta, e mi lasciano andare. Esco dal locale e mi metto a sedere aspettando l’autobus, mentre dopo cinque minuti uno dei ragazzi che lavorano nella pizzeria si mette accanto a me. Mi chiede se la pizza era buona e inizio a scambiarci due parole.
E’ turco, ha 19 anni ed è da un paio d’anni in Italia. Purtroppo non parla bene italiano, e tenta, quando non riesce a trovare le parole, di parlare turco. Non è nei miei programma di studi, tentativo fallito.
Arriva l’autobus e ci mettiamo seduti. Continuiamo a chiacchierare. Mi dice che quello lì non è dove lavora lui, ma bensì il negozio dello zio. Lui lavora vicino Tiburtina. Vienimi a trovare che ti offro il Kebab. Io e te siamo amici.
Non l’avevo mai visto prima, ma in cinque minuti abbiamo fatto amicizia. Basta poco. Soprattutto quando sono le 3 di notte e in giro, non c’è nessuno. A parte un tizio che girovaga, con sulla spalla la borsa di pallone, che aveva usato la sera prima.
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